“Quest’anno si va in Croazia”. Quelle attanaglianti parole mi rimbombarono nel cervello come una vera e propria minaccia.
Ricordo la mia unica esperienza croata con vero disagio.
Luglio 2004: coda infernale ed interminabile in autostrada, caldo nauseabondo, dolore lancinante alle vertebre causa spiagge di cemento gremite di gente…niente barca. “No, io in Croazia non vengo!”,
Poi, per una serie di vicissitudini che ometto di raccontare per evitare di prolungarmi in prolissità pedanti e, magari, un poco patetiche, mi ritrovai su un grazioso traghetto Snav, pronto per portare un gustoso gruppo di giovani velisti…in Croazia.
L’èquipe Aqua Sail pensò proprio a tutto e, dietro suggerimento del saggio e raziocinante presidente, non ci fece partire in macchina, sicuri di trovare traffico esagitato, caldo guineano e opprimente stanchezza consequenziale, ma ci fece imbarcare ad Ancona, in tutta tranquillità e freschezza.
Ci ritrovammo, dunque, dopo poche ore di piroscafo o similare, al porto di Zara, tutti elettrizzati, tranne me: una flotta di cinque barche, quarantadue persone trasportate a pieni polmoni cariche di verve e sapone marino. Vacci!!!
La professionalità dei cinque skipper fu pari a quella del prof. Keating nel film “L’attimo fuggente” o del meccanico Cooter nel telefilm “Hazzard”: ligi al dovere, mattinieri, fanatici, ma con limite, della pulizia e detentori di quel sapere marinaresco che solo Robert Miller, Soldini e il Sig. Tonno Nostromo possono controllare.
Non mancarono i momenti di svago, però, perché un buon comandante sa quando arriva il momento di abbandonare il timone ed imbracciare…il secchio. Unici ed irripetibili i momenti di doccia non gradita, ottenuta da ettolitri d’acqua che provenivano da barche Aqua Sail - adiacenti.
Li ricordo con bambinesco piacere anche quella sera che con una pistola ad acqua giocherellarono balzando da una barca all’altra, senza cadere in mare: che maestrìa.
Dimenticavo: i bagni!!!!! L’acqua del mare non fu troppo calda, cosicché il corpo potesse trarre profitto da quella temperatura temprante della quale solo in certi periodi dell’anno si può beneficiare.
E poi le serate di feste, il cielo blu, le perseidi, le giornate di bolina che incitavano alle regate, ma che si dissolvevano in invettive gli uni contro gli altri e penalità da pagare, le passeggiate alle cascate, le vogate con il tender che “spolmonano” più delle nuotate controcorrente e gli eccitanti momenti di puro silenzio, quando la colonna sonora di “Caccia a Ottobre Rosso” era solo un flebile ricordo.
Ogni giorno fu una meravigliosa scoperta di paesaggi differenti e piacevoli.
La temperatura mite ed il vento incessante permisero di veleggiare tranquillamente ogni giorno, senza il timore di accaldati pomeriggi di abbrustolimento sotto il sole che, nascosto dietro un sorriso beffardo, porta con sé temibili eritemi.
La barca a vela racchiude in sé un’antica filosofia, poco raccontabile.
“Beh, l’anno prossimo dove si va?”.